Provare per capire

Tante volte ci ritroviamo a dire a qualcuno che ci racconta uno stato d’animo, bello o brutto che sia, la frase “posso capirti”.

Non e’ vero! A meno che non ci sia successa la stessa medesima cosa, possiamo provare a capire, ma non capiremo mai finche’ non proveremo.

Non proveremo mai come ci si sente  a diventare genitori finche’ non avremo figli.

Non capiremo mai cosa si prova a perdere qualcuno di molto caro finche’, purtroppo, non lo si perde.

Non capiremo mai cosa prova una sposa quando percorre la navata in abito bianco finche’ non ci sposiamo.

Non capiremo mai come ci si sente ad essere traditi, finche’ non vediamo la persona che amiamo in compagnia di un altro.

E cosi via, potrei elencarvene mille.

Quindi ricordiamoci sempre che, per quanto la nostra sensibilita’ sia alta, per quanto vogliamo bene alla persona che abbiamo davanti, per quanto ci sforziamo di capire, non lo capiremo mai veramente se non lo abbiamo provato prima.

Dovremmo cercare di essere il piu’ comprensivi possibile sempre, non fare agli altri quello che non vorresti venisse fatto a te e, metterci sempre nelle condizioni di supportare piu’ che di capire.

Stare vicini a una persona non vuol dire interpretare, vuol dire ascoltare.

Siamo persone diverse con caratteri diversi e ciascuno reagisce a modo suo.

Impariamo ad accettare tutti i modi, ad aprire le orecchie e a comportarci in modo tale da stare vicino alle persone in base a cio’ di cui loro hanno bisogno, non in base a cio’ che noi pensiamo possa andar bene.

Perche’ per quanto ci sforziamo,non capiremo mai quello che passa nella testa di una persona.

Quindi ascoltiamola, e’ sempre scritto tra le righe cio’ di cui ha bisogno e se lo capiamo e se gli vogliamo bene, cerchiamo solo di dargli cio’ che gli manca in quel momento e non di improvvisarci psicologi che possono interpretare e capire.

Perche’ poi, quando saremo noi nella stessa situazione, quando PROVEREMO, solo allora CAPIREMO.

E vorremo tanto che gli altri, semplicemente, ci ascoltassero.

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12 commenti

  1. Ste

     /  luglio 2, 2012

    Ciao, concordo sul fatto che nei rapporti umani la sostanza debba prevalere sulla forma e che la sincerità sia fondamentale…quindi non è giusto dire “posso capirti” quando non si è in grado di farlo realmente..
    Però, (per forza ci voleva un PERO’!!!!) se il “posso capirti” detto da un amico, e non da un tizio che ti legge il giornale sul tram, può servire a tirare su il morale di chi si sta confidando e sfogando perchè non dovrei dirlo?
    se una piccola forzatura a fine di bene (non la chiamerei bugia) serve a far sentire ad un amico che anche altre persone hanno passato momenti tristi (simili, non uguali) e ne sono venuti fuori, che tutto sommato un dolore anche grande può essere superato…beh dai ben venga questa forzatura.

    Tutto quello che aggiungi poi nel tuo post è sacrosanto e condivisibile… ascoltare è fondamentale, cercare di capire è molto importante…ma se il fine è aiutare moralmente un amico credo che, se funzionante, anche un “posso capirti” tanto male non fa…

    buona settimana,

    S

    PS: comunque anche io ci sono passato e…posso capirti!

    Rispondi
    • Sempre pungente Ste ;). Certo io non ho Mai detto che non si debba dire. Solo che solo quando si prova la stessa cosa lo di capisce davvero. Fino a quel momento ascoltare e’ la cosa migliore che possiamo fare 🙂
      Bacio

      Rispondi
      • Ste

         /  luglio 2, 2012

        …ho comprato un pungiglione nuovo e dovevo provarlo…:-)
        la mia era un’aggiunta al tuo post…concordo su tutte le cose che scrivi (sull’ascoltare e sull’approccio)…concordo anche con le cose che scriverai!!!!…(la ruffianata del lunedì sera è servita!)
        buona continuazione

  2. gattaviva

     /  luglio 3, 2012

    Ascoltare è il migliore “primo intervento” per aiutare una persona in difficoltà, per tanti motivi. Come hai detto tu ci fa capire ciò di cui ha bisogno, ma al contempo permette alla persona di sfogarsi e di alleggerire tensioni e dolore. A volte dovremo essere una spalla su cui piangere, altre tentare di dare risposte, ma basta che in tutto ciò ci sia rispetto e “sospensione del giudizio”.

    Rispondi
    • Ciao Gatta!! Concordo soprattutto sulla sospensione del giudizio. Quanta gente solo pronta a giudicare…
      Un abbraccio e buona notte 🙂

      Rispondi
  3. The Man Who Calls

     /  luglio 4, 2012

    Giudizio, impressione, punto di vista… Sembrano la stessa cosa ma non è così.

    Ascoltare è importante ma prova a immaginare, e ti sarà capitata, una persona che mentre tu racconti di qualcosa che ti ha “colpito duro”, soffrendo da cani o che ti ha davvero emozionato provocandoti, al contrario, grande gioia, resta ad ascoltare senza proferire parola. Fa anche ripetuti cenni con la testa ma alla fine dei tuoi discorsi, rimane lì e non dice niente, non dice come la pensa. Ecco, non esprime il suo “punto di vista”.

    In un altro caso, tu parli e la persona che hai davanti, alla fine delle tue esternazioni, afferma: “Credo proprio che tu debba riflettere su…”, poi, “Hai considerato anche che…”. Ti propone una sua “impressione” riguardo ciò che hai detto.

    Infine, c’è chi magari nemmeno ti lascia finire di parlare, ti interrompe, ti innervosisce con la sua fretta e con la sua ansia di rivoltare te e le tue idee cucendoci sopra le sue. Crede di avere il diritto di “giudicare” e insegnare la verità assoluta.

    Perché tutto questo preambolo?

    Perché secondo me, in fondo ai conti, dopo aver ascoltato un amico o comunque una persona che ti ha parlato di qualcosa di importante, che ti ha considerato degno di conoscere le proprie emozioni e magari debolezze, devi dire qualcosa. Non una cosa qualsiasi e non è certo una situazione semplice, ma sicuramente non stare zitto e annuire.

    Personalmente, spesso, sono piuttosto diretto quando parlo alla fine di queste “esternazioni” e mi capita che qualcuno mi mandi proprio a quel paese in prima battuta. Qualcuno anche in seconda e terza! 😀 Ma chi mi conosce e torna a raccontarmi quanto lo emoziona o quanto lo turba sa che, alla fine, nella maggior parte dei casi una “sferzata” di qualche istante è meglio di un cuscino su cui piangere per giorni (che tra l’altro, dopo il primo giorno s’inzuppa…).

    Rispondi
    • Buongiorno ! Caro, dove avrei scritto esattamente che ascoltare significa necessariamente non parlare? Io ho detto solo di evitare di fare quello che vorremmo x noi. Di ascoltare, capire ciò di cui l’altro ha bisogno e poi cercare di darglielo. Non ho proprio mai scritto di stare muto come un pesce imbambolato a guardarlo. 😉
      Buona giornata! 🙂

      Rispondi
      • The Man Who Calls

         /  luglio 5, 2012

        Ciao Cri, se non fosse per gli smiles che hai usato, penserei che tu te la sia presa sul personale… Infatti, confermo che è soltanto una mia riflessione sull’argomento con l’indicazione, nel finale, di come mi comporto di solito.
        Come fai notare, non c’è scritto da nessuna parte nel tuo post che bisogna rimanere muti… io, non ti contraddico, anzi, confermo totalmente! 😉
        A presto…

      • Ma no tesoro che non me la prendo 🙂 difendo solo la mia posizione perché dal tuo commento sembrava che stessi consigliando di stare impalati e intontiti senza proferire parola 🙂 ho solo fatto chiarezza con il sorriso. Poi ero in metro quando ti ho risposto cerca di capirmi 😉
        Un abbraccio e buona notte

  4. Raffa

     /  luglio 5, 2012

    A volte penso che dovremmo pretendere meno dalla comprensione altrui, a volte ci confidiamo con l’amico di turno vomitandogli addosso tutte le nostre problematiche piccole o grandi che siano, molto spesso sono piccole ed inutili quisquilie che a noi sembrano insormontabili e pretendiamo che anche l’altro le debba vedere come noi e che ci sia una sorta di comprensione del nostro dolore e di giustificazione alle nostre azioni solo perché stiamo soffrendo.
    Molto spesso in effetti Il “ti capisco” e’ più una forma di solidarietà che una vera e propria comprensione dello stato d’animo altrui ma d’altronde personalmente se per sfogarmi dovessi trovare qualcuno che ha passato il mio stesso inferno probabilmente parlerei solo da sola…
    E’ utile poter valutare con chi Val la pena di valutare con chi Val la pena di confidarsi, e chi invece va bene solo per un aperitivo al bar…

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    • grazie Raffa, è un bel commento con un interessante punto di vista. Che rispetto molto pur non condividendolo totalmente.
      A volte io ho trovato molta piu’ comprensione in “amici da aperitivo”, se cosi li vogliamo chiamare, che da amici di una vita.
      A volte mi sono ritrovata ad aprirmi di piu’ con estranei che con persone con cui ho rapporti piu’ profondi.
      Non credo ci siano regole in questo, bensi’ la cosa giusta credo sia affidarsi a cio’ che sentiamo dentro e con chi ci sentiamo di farlo, senza per forza dover definire il rapporto o la persona :-).
      Il fatto stesso di dover “valutare” una confidenza, la rende molto meno spontanea. E tu sai che io amo la spontaneita’ piu’ di ogni altra cosa 😉
      un abbraccio

      Rispondi
      • Raffa

         /  luglio 6, 2012

        Preciso che in realtà nn intendevo le amiche di una vita o quelle più recenti, ma di persone “elette”che possiedono sensibilità e un cervello pensante ed altre il cui encefalogramma potrebbe anche risultare piatto, con queste io di solito nn faccio grandi discorsi, ma magari qualche seratina divertente, dividendo le 2 cose e prendendo quello che la gente ha da darmi ma senza aspettarmi molto…. Con qualche errore di valutazione ogni tanto vedi la S…. Ma poi rinsavisco!!! Baciiiii

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