Vacanze estive, che stress!

Sperando che questo articolo venga letto con la giusta ironia e che nessuno mi venga a dire che dovrei pensare di piu’ alla fame nel mondo, posso assolutamente confermarvi che l’organizzazione delle vacanze estive e’, per i single, il periodo piu’ stressante dell’anno!

Perche’, come tutti, aspettiamo le tanto sospirate vacanze, con sogni e progetti maturati nel corso di tutto il grigio e freddo inverno.

Ma regolarmente non riusciamo mai a fare quello che vorremmo.

Perche’ non e’ come progettare una vacanza di coppia o di famiglia. Qui bisogna mettere d’accordo tante teste, diverse eta’, periodi di ferie diversi, budget differenti, idee di vacanza diverse e richieste particolari che sconfinano nell’impossibile.

E, se miracolosamente si dovesse per sbaglio riuscire a far coincidere il tutto, regolarmente le cose migliori saranno gia’ state prenotate e ci si dovra’ per forza un po’ accontentare.

Perche’ gia’ decidere la meta non e’ facile, ma uno neanche si immagina quanto ci si possa ingarbugliare a seconda delle esigenze di ognuno. Immaginiamo per ipotesi di essere riusciti, dopo settimane di trattative, a decidere destinazione e periodo: 2 belle settimane a Formentera! Teoricamente, deciso questo, uno si dovrebbe gia’ proiettare mentalmente al Piratabus durante il tramonto e sognare di immergersi nel meraviglioso mare di Illetas…

Ma non e’ cosi semplice. Perche’ bisogna capire se si vuole stare in centro a Espujol o piu fuori a San Francesc o ancora di piu’ a Migjorn. Bisogna capire se ognuno vuole la sua camera e se vuole condividerla, con letto matrimoniale o due letti separati e, fondamentale, e’ capire se si vuole gente accampata nel divano letto in soggiorno o no, ovvero se si vuole che qualcuno dorma dove si mangia. C’e chi pretende la vista mare, chi non sopporta gli spazi troppo piccoli, chi esige un arredamento di lusso, se stile marino ancor meglio. Ma non e’ finita, c’è chi preferisce il motorino, chi la macchina, chi il quad. E ovviamente chi pretende il parcheggio riservato.

Poi ci sono le regole della casa (che poi gia’ la parola regole mi fa venire l’allergia). Del tipo, non si porta a casa nessuno, non si fanno feste in casa e, per le cene, vengono valutate previa autorizzazione (di chi poi?). Si fa cassa comune, ma nessuno vuole la responsabilita’ di tenerla. Vi assicuro che  anche questo puo’ diventare un problema. Poi da tenere presente chi non sopporta chi, quindi se viene lui non vengo io ecc. Oppure qualcuno ti dice che vorrebbe andare in vacanza con te, ma in case separate, perche’ la mattina quando si sveglia non vuole vedere gente che mangia latte con i cereali (e’ successo veramente!).

Se per miracolo doveste riuscire a superare tutto questo e a prenotare, non vi resta che partire, fare il segno della croce e sperare che la’ nessuno impazzisca e che la pace regni sovrana.

Andare in vacanza da single non e’ sempre cosi’ figo come sembra agli occhi degli sposati/fidanzati. Bisogna avere fortuna e incontrare persone che abbiano le tue stesse idee e non e’ cosi scontato che le persone a te piu’ care, che frequenti durante l’anno, poi siano compatibili con te anche in vacanza.

Io qui vivo in simbiosi con la mia migliore amica, ma non siamo mai andate in vacanza insieme.
Anche se quest’anno finalmente forse…

Quindi un abbraccio solidale a tutti i single! Prima o poi arrivera’ anche il viaggio perfetto…

Uomini, che noia!

 Noiosi, scontati e prevedibili.

Sempre lo stesso copione, sempre le stesse scuse, sempre le medesime mosse. Gli uomini sono diventati obsoleti, soporiferi, tediosi.

Lo schema e’ sempre quello. All’inizio parzialmente carini, pieni di complimenti, ti scrivono, ti invitano, ti coinvolgono, ti promettono (corteggiamento che una volta durava mesi, ora ridotto a pochi giorni). Se ti fai desiderare e la tiri troppo lunga si stufano, se gliela dai, immediatamente dopo fuggono. A prescindere che tu decida di concederti dopo un giorno o dopo 100, il loro atteggiamento “post coitum” e’ sempre lo stesso: fuga facile, improvvise influenze, numerosi mal di testa (ma poi, non era una scusa nostra per non fare sesso quella?). Per non parlare del lavoro che, improvvisamente, monolopizza la loro vita, al punto di non avere piu’ un minuto di tempo neanche per fare una chiamata. 

E la cosa fantastica e’ che questo esula totalmente dal nostro comportamento. Che noi diventiamo appiccicose o meno, stronze o meno,  brillanti o non, loro comunque evaporano piano piano finche’ non si dissolvono come neve al sole. Non ne rimane traccia al punto che a volte ci chiediamo se siano esistiti veramente.

Prima le scuse, poi i messaggi telegrafici e infine le non risposte.

E mi chiedo: tutto questo chiasso per portarci a letto? Ma che voglia avete? E soprattutto, cosa vi da’ il sesso fine a se stesso senza un po’ di divertimento, un po’ di coinvolgimento e un po’ di passione? Pensate di essere dei grandi “scopatori”, delle macchine da sesso, ma Signori, vi state perdendo tutto il meglio del sesso! Quello esplosivo e passionale che si fa quando c’è complicita’, confidenza, quando conosci il corpo dell’altro in ogni suo centimetro quadrato e sai come farlo impazzire. Quando sei coinvolto anima e corpo e non sei solo un movimento meccanico prevedibile.

State perdendo il meglio, perche’ lo fate troppo e male. Perche’ fate sesso con lo stesso entusiasmo di un bradipo in coma, siete diventati tristi!

Inoltre e’ bene che vi togliate definitivamente dalla testa questa convinzione che tutte le donne si vogliano fidanzare/accasare/ammaritare. Ma chi l’ha detto, ma chi vuole legarsi, siete diventati talmente noiosi che non ne siamo neanche minimamente tentate.

Ci vogliamo divertire (piu’ di voi e in modo piu’ intelligente), fare cose insieme, condividere esperienze, amicizie ed uscire dallo squallore che ci proponete senza bisogno per forza di unirci in matrimonio o in fidanzamenti ufficiali. Vogliamo le stesse cose che volete voi, ma con piu’ entusiasmo, rispetto ed educazione.

Ci sono infinite sfumature di grigio tra la tristezza che offrite e il matrimonio. Evolvetevi!

Relazioni Kamikaze

Durante un pranzo con un’amica ci siamo ritrovate a parlare delle relazioni/Kamikaze.
Trattasi di relazioni suicide, che decidiamo di vivere, nonostante siamo perfettamente a conoscenza del fatto che siano totalmente autodistruttive e che ci spezzeranno brutalmente il cuore. Ma, non si capisce bene  per quale ignoto motivo, decidiamo comunque di iniziarle.

Perche’ lo sappiamo come andra’ a finire. Lo sappiamo dal  primo sguardo, dalla prima stretta di mano, lo sappiamo dal primo messaggio. Lo capiamo quando ci ritroviamo a guardare il telefono in continuazione, quando ci innervosiamo in attesa di una sua chiamata (che tendenzialmente non arriva). Quando cerchiamo di ritrattare con noi stesse certi principi, adattandoli alla situazione, per giustificare i suoi comportamenti. Quando realizziamo di essere state colpite e di non essere in grado di scendere in campo con la forza che normalmente ci contraddistingue. In quel momento ce lo diciamo da sole “ci risiamo”. E abbiamo l’assoluta consapevolezza che stiamo andando a schiantarci al suolo.

Ma sappiamo anche che prima dello schianto c’è il volo. E noi vogliamo volare! Non ci importa nulla di quello che succedera’ dopo. Ora vogliamo solo volare.

Vogliamo provare quel brivido sulla pelle, vogliamo cha ci tolga il fiato e vogliamo avvicinarci il piu’ possibile al sole. Perche’ ne siamo irresistibilmente attratte, anche se sentiamo che brucia sempre piu’ e che le nostre ali di cera si sciolgono man mano che ci avviciniamo. Qualcosa ci impedisce di fermarci e finche’ non siamo definitivamente in caduta libera niente potra’ farci desistere.

Icaro crepa in mare e il suo corpo non sara’ mai piu’ ritrovato.

Noi siamo piu’ fortunate. Abbiamo le amiche, pronte ad attutire il colpo e a buttare una rete.

Quindi volate e non pensateci. Purche’ siate consapevoli che non sara’ un volo eterno. Fatelo solo se siete in grado di  godervelo per quello che e’. Come un’esperienza meravigliosa, breve e intensa che probabilmente non dimenticherete mai e che quasi sicuramente vi ridurra’ a pezzi.

Gli uomini da evitare

Arrivare a quasi 39 anni single, ha i suoi vantaggi. L’esperienza insegna e, la prima cosa che ho imparato e’ che, purtroppo, non c’è mai limite al peggio. Quando pensi di aver visto tutto e di aver conosciuto gli uomini piu’ infrequentabili, ecco che alla porta bussa qualcuno che ti fa sembrare i tuoi peggiori ex, come candidi  angioletti indifesi.

Cosi, ripensando alle mie esperienze e a quelle delle amiche piu’ vicine, mi sono fatta un’immagine chiara degli uomini che dobbiamo assolutamente evitare. Ci sono ottime avvisaglie che ci mandano gia’ dai primi timidi messaggi. Sta a noi riconoscerle e scappare.

Quindi, se volete un consiglio di cuore, evitate di uscire con uomini che:

1) vi propongono al primo appuntamento una cena in casa, senza avervi mai invitato fuori: vogliono solo fare sesso, non hanno nessuna intenzione di conoscervi ne’ di fare conversazione e, a meno che non vogliate anche voi la stessa cosa, evitateli.

2) maniaci del lavoro: ovvero quelli che usano il lavoro come scusa per non avere mai tempo. I casi sono due; o e’ vero (e voi non volete relazionarvi a un uomo che non avra’ mai tempo per voi), oppure e’ una scusa per non stare con voi. Che e’ anche peggio. Quindi FUGA!

3)  sposati con figli (ma anche senza figli): non lascera’ mai la moglie per voi, non siete diverse dalle altre e il vostro amore non e’ cosi speciale. Sarete sempre seconde e perderete un sacco di tempo, buttando via anni preziosi della vostra vita. Legatevi a un uomo sposato e la sofferenza e’ garantita. Non scegliera’ voi, ve lo potrei giurare.

4) quelli che dai primi whatsapp ti sembrano imbecilli: non e’ timidezza iniziale, sono veramente imbecilli! Quindi inutile che cerchiate nella vostra testa giustificazioni assurde. Anzi, pensate che all’inizio le persone cercano di far vedere il meglio di se’, vogliamo immaginare cosa verra’ fuori dopo?

5) quelli diffidati dalle amiche: se le amiche ti dicono che e’ un coglione, fidatevi , che motivo avrebbe una cara amica di metterti in guardia se non fosse vero? Poche scuse alla “San Tommaso”, se avete accettato siate consapevoli del fatto che state per uscire con un coglione, contente voi…

6) quelli che partono promettendoti il mondo: non credete mai a chi vi fa grosse promesse e ricordatevi che nessuno fa niente per niente. E’ tutto un “do ut des” e prima o poi verranno a battere cassa. Molto prima che poi. E la moneta richiesta e’ sempre la stessa.

7) i mammoni: uomini che non si staccano dalla gonna di mamma’, che vanno a pranzo ogni domenica da lei e le  concedono libero accesso nella loro casa. Perderete sempre e non potrete nulla contro di lei. Preparatevi a condividere il letto felicemente in 3!

8) i piacioni: quelli che hanno l’esigenza fisica e mentale di piacere a tutti. Sono la categoria piu’ pericolosa, perche’ sono uomini  piacevoli, brillanti, all’apice della loro carriera, hanno un’intensa vita mondana, sono invitati ai party piu’ esclusivi e sono aggiornati su ogni argomento di attualita’. Vestono all’ultima moda e conoscono ogni tendenza in uscita. Ti raggirano come vogliono, sono soliti fare splendidi regali e, senza che ve ne accorgiate, vi ritroverete col culo per terra davanti alla porta di uscita con un bel biglietto di sola andata in mano.

9) i narcisisti:  uomini che passano in bagno piu’ tempo di quanto ne passiate voi. Uomini ossessionati dall’aspetto fisico, che hanno un guardaroba piu’ assortito del vostro e che si compiacciono della loro immagine allo specchio come  il piu’ vanitoso dei Dorian Gray. Sono uomini insicuri che hanno bisogno di continue conferme e nel momento in cui non le ottengono piu’ da voi, le andranno subito a cercare da qualche altra parte. Nel momento in cui iniziate, siete gia’ cornute!

10) quelli ignoranti: le buone samaritane fatele fare alle altre. Se fino ad oggi non hanno studiato e non hanno voluto interessarsi a nulla, ne’ approfondire nulla, sono uomini ignoranti e a meno che non vi piaccia il ruolo di maestrina/mammina lasciate perdere. Sono uomini che nella vita non concluderanno mai nulla, men che meno con voi.

11) quelli con la Sindrome di Peter Pan: gli eterni bambinoni che non vogliono crescere mai, che a 40 anni credono ancora di averne 20, che non amano assumersi responsabilita’ per cui tutto e’ un gioco e nulla va preso sul serio. Sono ottime spalle per una serata divertente, ma se li scegliete come compagni di vita…tanti auguri!

Donna avvisata…

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Voglia di normalita’

Anche quest’anno, come ormai faccio da 6 anni a fine Aprile, ho portato il mio cuore in vacanza.

Perche’ dopo un po’ ne sento il bisogno. Ho bisogno di stare con persone normali. Ho bisogno di vedere che esistono ancora coppie che si amano davvero e che esistono ancora persone che sanno veramente essere umili. Ho bisogno fisico di nutrire il mio cuore di questo, inaridito da una citta’ che corre tanto e che calpesta ogni valore, una citta’ che adoro, ma che e’ spesso fatta di tanta apparenza e poca sostanza.

E come scrissi l’anno scorso, l’Italia non e’ solo la “Milano da bere”. E ogni anno ho bisogno di viaggiare, di espatriare e di ricordarmi che c’è un mondo normale che non indossa Louboutin e  Jimmy Choo, che ci sono persone che neanche sanno cos’e’ un Vanity Fair, ma che riescono a commuoverti regalandoti una bottiglietta di sabbia colorata in memoria di una vacanza stupenda. Ho bisogno di vedere che ci sono persone che ancora si emozionano nel vedere un personaggio famoso e per cui la normalita’ non e’ averli come vicini di tavolo al ristorante.

Sono queste persone che mi tengono con i piedi per terra … Quei bravi ragazzi  che a fine vacanza passano un’ora nel negozietto del villaggio per scegliere un souvenir adatto ai genitori o al fratello, persone che ancora credono nell’amore, nella fedelta’ e che non sono mai stati corrotti dalle tentazioni. Persone incontaminate dei vizi della societa’ mondana e che credono sinceramente ancora nell’amicizia e nella famiglia.

Esistono e sono tanti. Molto piu’ numerosi di quella “micronicchia” che frequentiamo nel mondo della finanza, della moda, degli aperitivi e delle feste esclusive e ricercate. Molto piu’ numerosi di quelli che vestono abiti firmati e che ostentano in ogni modo il loro “status” elevato (spesso ottenuto in modi alquanto discutibili).

E non posso fare a meno di chiedermi…”quanto mi faccio condizionare nella mia scelta della Metamela da apparenza e status sociale?”

Perche’ continuando a frequentare sempre la stessa tipologia di persone, probabilmente io stessa mi sono autolimitata a una piccolissima nicchia. E se invece avessi bisogno di una persona normale?

Tutti noi ci siamo fatti un’idea della tipologia di compagno che vorremmo accanto, ma analizzando lo stereotipo del principe azzurro dei miei desideri, mi rendo conto che ha delle caratteristiche cosi’ esigenti e utopiche che forse dovrei un tantino rivedere. Perche’ magari trovare un uomo single, non separato e rigorosamente senza figli a seguito, che abbia piu’ o meno la mia eta’ o poco piu’, affascinante, bello, intelligente, divertente, ambizioso, in carriera, economicamente stabile, che si vesta bene, che abbia buon gusto, che abbia un sacco di interessi e che sia super sportivo forse forse… e’ un progetto alquanto ambizioso da realizzare. Soprattutto se aggiungiamo il bizzarro desiderio di volere un uomo che voglia trasferirsi in un posto caldo al mare con me; e mettiamoci magari anche il desiderio di avere una bellissima casa bianca  sulla spiaggia dove potersi tuffare in acqua la mattina appena svegli.

E rileggendo queste caratteristiche ora, insieme a voi, mi rendo conto che io per prima sono influenzata dalla forma piu’ che dalla sostanza. O forse ho visto troppi film!

Ma quando sono in vacanza, lontana da qui, io sto bene con la normalita’.

La domanda che pero’ mi assilla e’: ” riuscirebbe la normalita’ ad integrarsi nella mia quotidianita’? Che, un po’ per il lavoro che faccio, un po’ per la vita che conduco, tanto “normale” proprio non e’.

O forse, piu’ semplicemente, la vita che faccio e la gente che frequento per me sono diventati  normalita’?

Perche’ in fondo, “Il normale non è altro che l’anormale a cui si fa l’abitudine.”
Marcello BarloccoVeronica, i gaspi e Monsignore, 1953