L’arte della fuga

E’ un mestiere tipicamente maschile.

Una volta avevamo Giotto e Picasso. Nel terzo millennio accontentiamoci di questo.

I ragazzi di oggi (diciamo pure anche gli uomini) sono annoiati dalla vita, incapaci di emozionarsi e per loro è tutto e solo un gioco finalizzato ad un unico obiettivo finale che, peraltro, non sono neanche in grado di praticare.

Ti puntano, ti corteggiano (oddio, parola usata in modo inappropriato). Ricomincio: ti puntano, ti scrivono qualche cagata nel tentativo di intontirti (e noi glielo lasciamo credere), ti portano fuori e, nel momento in cui hanno la convinzione (e attenzione che sto dicendo “convinzione”) di avere la nostra attenzione, si stufano, scappano e passano a un’altra preda. Convinti di aver lasciato il segno (li ricordo meno di chi era seduto di fronte a me ieri in metropolitana)

Ci sono due categorie ben distinte:

1         quelli che da subito mettono le mani avanti dicendoci che non si vogliono impegnare/fidanzare, per poi poterti dire “io te l’avevo detto” (ho scoperto di recente che ci sono anche quelli che vorrebbero la fidanzata solo nei giorni feriali, week end free e possibilmente nei mesi invernali) (no comment)

2         quelli che fanno gli “innamoratini” ben intenzionati, per poi sparire con grande classe senza neanche darti una spiegazione (ma poi, la vogliamo?)

Ora, la cosa che volevo  far capire agli uomini/ragazzi (non c’è un’età per tale pochezza) è la seguente: ma siete davvero sicuri di essere riusciti a conquistare una donna dopo una squallidissima” uscita”? (per mantenere una certa finezza)

Perché sinceramente, in questo circo che create, fate regolarmente tutto da soli. Vi convincete di volerci, vi illudete di averci conquistate, fate sesso con il vostro ego,e poi vi preparate a scappare, convinti di essere riusciti ad infrangere il nostro cuore e di potervi vantare con i vostri amici. (se solo fossimo noi a parlare con i vostri amici vi dovreste nascondere da qui all’eternità)

Vi spiego una cosa. Il sesso da una botta e via (sempre che di sesso si possa parlare, anche qui direi che è un uso della parola inappropriato) è quello che le donne si scordano piu’ in fretta. Ve l’avevo già scritto una volta, senza emozioni, senza divertimento, senza complicità, i vibratori funzionano meglio di voi. E ci evitano pure di dover sopportare queste penose effusioni tra voi e la vostra presunzione in cui noi, sinceramente, partecipiamo ben poco. (noia)

La fuga che fate il giorno dopo, è per noi un grosso sollievo, perché non dovremo mai piu’ ripetere una serata cosi’ totalmente inutile ed utilizzarla per cose di gran lunga piu’ interessanti di queste.

Ci sono infinite sfumature di grigio tra il fidanzamento e quello che fate voi.

Ci sono persone con cui si puo’ costruire un bel rappporto, senza che debba diventare una promessa all’altare, con le quali ci si puo’ divertire a anche fare cose insieme, partire per un week end, andare a vedere un concerto, cantare a squarciagola e magari costruire quella complicità e quella confidenza che consente di conoscersi e, vi garantisco, di essere ricordati!

E puo’ durare un mese, due o andare avanti finchè se ne ha voglia, non è una cosa che si decide a tavolino e non è una cosa che si pianifica prima di uscire.

Quando conosci qualcuno che ti attrae, si aprono infinite possibilità di sviluppo.

Il bello una volta era quello di viverla, senza pensieri, con rispetto e voglia di stare bene insieme. E questo poi poteva anche durare un paio di uscite e trasformarsi in una bellissima amicizia, se non si partiva da subito con degli evidenti limiti. E’ bello conoscersi e vedere come va. E già facendo questo sono quasi nulle le possibilità che possa funzionare. O comunque pochissime. Ma almeno si puo’ dire di averci provato!

Gli uomini con cui sono uscita negli ultimi 2 anni non mi conoscono. Per niente. Non ci hanno mai voluto provare e, lungi da me, averli voluti inseguire. La porta è sempre aperta se vogliono uscire. E, uno dopo l’altro, sono tornati tutti. Tutti pentiti, tutti stupiti che non li abbia inseguiti. (ma perchè qualcuno lo fa davvero?)

Amiche e lettrici, non uscite MAI con chi, al primo appuntamento, vi invita subito a casa o si autoinvita a casa vostra.

Se ai suo occhi non valete neanche lo sforzo di una cena…è già scritto come andrà a finire, evitate di buttare via il vostro tempo, si darà alla fuga immediata dopo la prima sera.

Uomini, non siate sempre cosi convinti di averci conquistato. Siamo molto piu’ brave di voi a recitare, non dimenticatevelo mai….

IMG_4990

Lascia un commento

12 commenti

  1. Emi

     /  marzo 16, 2014

    Non c’è donna con cui parli che non racconti questa cosa, esattamente con le stesse parole. La cosa è talmente tanto diffusa che diventa talvolta frustrante per “noi”, dotati di attributi e con tanta voglia di metterci in gioco e che ci troviamo di fronte quelle facce attonite e interrogative che dicono “e questo? dove la nasconde la magagna?”

    Mi sono rotto… davvero onestamente. Recentemente ho dichiarato che durante il medioevo gli uomini di valore avevano l’opportunità di tagliare la testa con un colpo secco agli imbecilli privi di “anima” che incontravano per strada. Ormai purtroppo non si può più, quindi il lavoro è passato a voi. Non fateli riprodurre, impegnatevi a selezionare la “specie”, per favore! 😀

    Quello che invece succede è che inviti fuori una, sei simpatico, intelligente, galante anche brillante: lei è al centro di una giornata che probabilmente non trascorreva da tempo e te lo dice pure. Ti scrive “oggi ho conosciuto un uomo meraviglioso”.
    Così ci sei, senza pressioni e provi a capire quante e quali porte ci sono eventualmente aperte. Ma lei è tutta presa da se stessa, o meglio, dal continuo riflettere, lamentarsi, soffrire le situazioni frustranti di cui sopra.
    Ma cazzo! (e scusa Cri)… Il cielo ti manda qualcosa di “normale” (non voglio dire “diverso” perché mi sta sulle balle) e tu quasi ti impegni a farlo scappare?

    Così, ahimè, ho deciso di adottare una strategia. Odio le strategie nei rapporti (in ogni tipo di rapporto) perché lo rendono un po’ di “plastica”, ma a quanto pare con molte donne è necessario farlo, sfruttando quella regola del marketing che induce la sensazione di scarsità.
    Hai presente quelle offerte tipo Groupon? Ecco: “questo gentiluomo ci sarà ancora per 3 giorni, 15 ore, 25 minuti, 6 secondi”.

    Clicca qui e compralo subito.

    :-*

    Rispondi
    • ahahahahahahahahahaha io Emi ti adoroooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
      ahahahahahah scusa ma sto ridendo da sola davanti al pc…sembro una matta! hai ragione…se una è tanto imbecille da non accorgerti di chi ha davanti lasciala uscire e dalle pure una spintarella 🙂

      Rispondi
      • Emi

         /  marzo 16, 2014

        Ecco, esatto… Ridiamoci su (… e pensare che dicono pure che gli uomini ironici piacciono…) … 😀 😀 😀 😀 😀

      • ahahahahahahahaha!ti abbraccio Emi!

  2. Mirco

     /  aprile 9, 2014

    La realtá é che si puó girare quanto descritto da Te, Metamela, a specchio con moltissime donne. Se si pensa che sia una questione di quella categoria, perché allora se ne parla, se ne discute ? Se é cosí, si ha giá la risposta. Non c´é bisogno di parlare, confrontarsi, discutere. Basta parlare con la propria categoria (in questo caso le donne) e dirsela e raccontarsela come si preferisce. L´arte della fuga, qui descritta, viene praticata dalle persone, uomini e donne. Ma certo che lo fanno anche le donne. Ma a Voi donne, quelle che lo fanno, non lo diranno mai, cosa credete ? e qui non sto quindi dicendo che se lo fanno anche le donne, allora gli uomini sono giustificati o depenalizzati. Ci mancherebbe ! Quello che tengo a chiarire é che il guaio si presenta per entrambi. E rende le cose piú complicate, nei rapporti personali. Perché tutto si eleva in modo esponenziale. Pensare che il comportamento di una persona sia riconducibile alla sua appartenenza a quella categoria (l´uomo perché nella categoria uomini e la donna categoria donne) toglie diritti e doveri al singolo. Come dire che basterebbe essere svizzero per giocare a tennis come Federer oppure essere di colore per correre veloce come Bolt. Mi viene da pensare che forse, chi pratica l´arte della fuga (uomo o donna che sia) cerca persone che non la pratichino. Io non la pratico,ma di donne cosí ne ho viste e sentite :)) … !

    Rispondi
    • Certo micro, come ti risposi in un post vecchio , non dubito che lo facciano anche le donne. Ma ovviamente non ne ho esperienza diretta. Buon pomeriggio e a presto

      Rispondi
  3. Mirco

     /  aprile 9, 2014

    Ciao Cristina, si ho visto la Tua risposta, grazie. Ma per la seconda volta mi rispondi dicendomi che non ne hai esperienza e quindi si chiude qui, in poche parole. Peró la prima frase che hai scritto sopra é “E’ un mestiere tipicamente maschile”. E qui, un uomo, nel caso capiti a leggere, deve accettare la tesi (perché é giá una tesi) oppure non scrivere. Perché nella Tua risposta non c´é desiderio di confronto. Davo per molto probabile che Tu non lo sapessi (perché non sei lesbica, come mi hai risposto nell´altro post) o comunque perché magari non vedi e senti le donne che fuggono… Ribadisco, io assolutamente non sto dicendo che se l´arte della fuga la praticano anche le donne, allora gli uomini che la praticano non sono poi cosí assurdi. Tutt´altro. Sono entrambi assurdi. Ma prendere in considerazione questo e avere voglia di confrontarsi su questo, vuol dire poter e dover guardare tutto un altro mondo. Buon pomeriggio anche a Te.

    Rispondi
  4. Non è che non voglia il confronto Mirco. Vi lasciò apposta aperta la possibilità di commentare. Cercavo solo di spiegarti che io scrivo articoli sul mio vissuto personale. E ti confermo e ribadisco che per me fuggire e tipicamente maschile. Lo fanne anche le donne? Forse si , forse no. Non avendo flirt con altre donne non mi è mai capitato.mi limito a prendere atto di ciò che mi dite. Ma io continuo a scrivere sul mio vissuto lasciando a voi la libertà di commentarlo 😉

    Rispondi
  5. Lisa

     /  giugno 2, 2014

    questo articolo è semplice adorabile..la frase “Convinti di aver lasciato il segno (li ricordo meno di chi era seduto di fronte a me ieri in metropolitana)” la condivido in toto

    Rispondi
  6. Andrea P.

     /  ottobre 8, 2014

    Ho letto che quando una persona decide di suicidarsi di solito lo fa durante l’ora di punta, perché in quel momento della giornata i treni e le metropolitane sono congestionate di persone ed almeno in quel loro ultimo atto disperato, desiderano ricevere la maggiore attenzione possibile.

    Quando sei ancora ranicchiato nella pancia della mamma, vivi in una condizione di assoluto privilegio. Sei li, comodo, nel tuo bel monolocale riscaldato, con una liana alla quale aggrapparti ed adagiato comodamente sul tuo bel materasso ad acqua. E’ una sensazione dolce di galleggiamento, la luce filtra tenue e smorzata ed anche le voci arrivano affievolite, ovattate.

    Poi nasci. Un trauma. Prova ad immaginarlo…Non ci capisci un cazzo, ti spingono schiacciandoti verso un buco stretto e, come e successo a me, ti agganciano la capoccia con una ventosa per facilitare l’uscita. Poi esci, la luce ti acceca, a parte qualche calcetto in pancia alla mamma non hai ancora fatto nulla di male, che come prima cosa ti pigliano a sberle, ti tagliano la liana e ti schiaffano sotto un rubinetto ghiacciato.

    E che cazzo… se il buon giorno si vede dal mattino, oggi sarà proprio una giornata di merda…

    Poi, però, l’infermiera ti prende, e ti consegna tra le braccia della mamma che, pur esausta, trova ancora la forza per abbracciarti. E tu ritrovi ancora quella sensazione di calore, di contatto umano… e sei sereno.

    In quello stesso reparto, altri bambini sono nati prematuri e sono tenuti nell’incubatrice. Li dentro sono soli, nessun abbraccio, nessuna carezza, nessun calore.

    Nell’azienda presso la quale lavoravo prima, di tanto in tanto, il titolare organizzava dei pranzi, delle cene o delle gite il cui solo scopo era unicamente la straordinaria volontà quello di conoscersi. A volte invitava tutti, dirigenti, manager e segretarie in qualche sua casa a Porto Fino, o in qualche altro posto sciccoso, ed era sempre molto gentile. Una persona estremamente piacevole, in quei momenti.

    Qualche tempo fa, in un pomeriggio annoiato, mi sono “perso via” guardando la televisione e mi sono ritrovato su uno di quei programmi americani un po’ strampalati e ripetitivi. Questa volta pero’ mostravano come il direttore generale di una grossa azienda avesse adottato una consuetudine particolare. Entrava in un ufficio a caso, acchiappava una sedia, e si sedeva in un angolo osservando i dipendenti. All’inizio ovviamente i dipendenti avevano preso la cosa molto male, come una forma di controllo, ma il direttore era stato molto chiaro, dicendo che se fosse stato sempre chiuso nel suo ufficio, non avrebbe conosciuto mai nessuno dei propri dipendenti. Molte persone in seguito a ciò vennero valorizzate ed alcune promosse.

    L’anno scorso sono dovuto correre all’estero per risolvere un problema urgentemente. E’ difficile starmi dietro quando ho in testa qualcosa per cui non avevo tempo e voglia di mettermi a fare il leader di un grosso team, cosi ho chiesto solo 3 persone, che fossero valide. Uno di loro era un giovane ingegnere indiano. Ha 26 anni, si chiama Mohan. Una delle prime cose che ho fatto è stato fargli capire l’urgenza della questione che ero stato chiamato a risolvere. In sei settimane avremmo dovuto rifare l’intero progetto, per il quale precedentemente ci erano voluti 5 mesi di lavoro. Una bella sfida. Lui aveva capito. Di giorno lavorava per me, in maniera efficiente e rapida. I weekend continuava a lavorare sebbene il suo contratto non prevedesse straordinari. Un giorno ho ricevuto una chiamata allarmante, i tempi si stavano riducendo ed il lavoro, causa imprevisti, era aumentato. Sono uscito dal mio ufficio e sono andato alla sua scrivania, teso, per capire a che punto stessimo. Lui mi ha guardato e con un sorriso, dondolando la testa come tutti gli indiani fanno mi fa “Sir, don’t worry, job is already finished” . Ho alzato il telefono dalla sua scrivania, ho chiamato il suo responsabile e l’ho ringraziato per il valido collaboratore che mi aveva affiancato, poi sono tornato nel mio ufficio ed ho scritto una email a riguardo, mettendolo in copia. Dopo qualche giorno Mohan si è presentato nel mio ufficio, sembrava felicissimo. “Volevo ringraziarti. Quella tua email, io l’ho inviata alla mia famiglia. E miei genitori sono molto orgogliosi si me ora. E pensa, per loro ora è molto più facile trovarmi moglie, perché possono mostrarla alle famiglie della possibile sposa ”. Ora Mohan, lavora a Milano. Si e’ trasferito li per un anno di training aziendale. Si è trasferito li da Aprile 2014, di ritorno dall’India, dove si e’ spostato a Febbraio.

    Metamela, condivido quello che hai scritto.

    Le persone, i partner, i figli, i collaboratori, gli esseri umani, hanno tutti bisogno di una cosa tanto semplice quanto fondamentale.

    L’attenzione.

    Tutti, indiscutibilmente, aspettiamo qualcuno che si avvicini a noi, e ci dica, ci faccia percepire, ci esprima… qualcosa del tipo… “Lo so che ci sei”.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: