Relazioni over 40

Quando le relazioni iniziano dopo una certa età, diciamo intorno e dopo i 40, il grosso problema è quello di cercare di incastrare due vite piene, strutturate e affollate.

Affollate di un passato più o meno ingombrante, di amici conosciuti nel corso del tempo, di hobby coltivati negli anni, di abitudini consolidate difficili da sradicare e di ferite, il più delle volte ancora aperte.

Il punto è che non si puo’ cercare di portare l’uno nella vita dell’altro. E questo, purtroppo, è quello che cerchiamo di fare tutti e credo sia profondamente sbagliato.

Alla nostra età, come prima cosa, bisogna costruirsi una nuova vita insieme. Fatta di cose nuove condivise l’uno con l’altra, che si distacchino un po’ da tutto quello che si faceva prima. “Non vivere la sua, non vivere la mia, ma vivere la nostra”.

Nel primo periodo della relazione, anche gli amici devono essere messi un pochino da parte e, se sono veri amici, capiranno.

Poi, una volta costruito quel famoso “noi”, allora si può piano piano reintegrare  il resto, forti del fatto che si possa partire da una base solida. Ma, per evitare conflitti e per evitare che inevitabilmente l’uno si annulli nella vita dell’altro, è molto importante costruirsi questo “NOI”.

E per farlo bisogna mettersi in gioco, rischiare, lasciare vivere le emozioni, abbandonare le proprie paure. Oggi ci sono uomini alla soglia dei 50 che credono che la realizzazione della vita sia possedere un bel suv (come simbolo di potere), avere una moto (come promemoria di una giovinezza mai dimenticata) e avere abbastanza amici da non rimanere mai soli (come scialuppa di salvataggio da una solitudine inevitabile che sono convinti di non temere). E sapete una cosa? Mi fanno sorridere. La vita non è vita senza la voglia di costruirsi una propria famiglia, che sia fatta anche da un nucleo di due persone, o di un progetto umano volto magari alla nascita di un figlio o di qualcosa che vada oltre il solo accumulo di cose materiali. Ma come si fa a pensare di essere felici cosi? Chi lo fa è un egoista che non vuole rinunciare neanche a un pezzetto di se stesso per poterlo dare a qualcun altro. E li vorrò vedere quando non saranno più affascinanti e piacenti, quando inevitabilmente si indeboliranno o magari si ammaleranno e non avranno nessuno accanto che si prenderà cura di loro. Mi fanno quasi tenerezza le persone che sono convinte di essere in grado di poter stare sole per sempre e che hanno l’arroganza di pensare di potercela fare così. Purtroppo soffriranno tantissimo dopo e rimpiangeranno di non aver colto quelle cose meravigliose che la vita man mano, aveva offerto loro durante il cammino. Perché non sarà la solitudine ad ucciderli, ma i rimpianti.

Crearsi il proprio nucleo famigliare, o quantomeno tentare di farlo anche se poi si “fallisce”, è l’anima della vita ed è cosi che i nostri predecessori hanno portato avanti un mondo ed è così che noi siamo nati o neanche esisteremmo. Se fossero tutti così individualisti l’essere umano si estinguerebbe.

La mia migliora amica (28 anni) l’altro giorno mi ha detto, con una semplicità quasi disarmante, che noi 40enni siamo tutti dei “cagasotto” che sopravvivono in qualche modo in un’attesa infinita di qualcosa che non arriverà mai. E non arriverà mai perché le cose bisogna andare a prendersele, non basta aspettarle. Perché bisogna scendere a compromessi, lottare, aiutarle e farle durare; scendendo in strada, non osservando il mondo dalla finestra. E troppo spesso facciamo in modo che le paure del passato interferiscano nei sogni del futuro. E una persona meravigliosa di recente me lo ha fatto capire e non la ringrazierò mai abbastanza, perché magari ha sul momento toccato una ferita che faceva ancora male (aprendo inevitabilmente un vaso di Pandora pieno di lacrime), ma dall’altra mi ha riaperto gli occhi al mondo. E non ti accorgi di quanto la tua vista fosse appannata finchè  qualcuno non ti mette davanti una visione così lucida.

Le persone dovrebbero semplicemente ricominciare ad amare e farsi amare. E questo potrebbe davvero migliorare il mondo.

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I milanesi sono tutti gay!

Dove per milanesi intendo tutti quelli che vivono e lavorano a Milano, anche se non sono nati qui.

Eccomi tornata dopo un breve periodo di vacanza e di riflessione, dove ho potuto staccare la spina e ricaricarmi.

E l’ho fatto talmente bene, che ho deciso di fare un rientro con il botto! Sono perfettamente consapevole che per questo titolo e per questo articolo ci saranno tante critiche (bombardamenti forse).

Ma dopo quasi 3 anni di vita milanese, 2 di Blog e dopo aver capito che basta uscire da Milano per avere la conferma che la normalità esiste, sono arrivata a questa conclusione.

Amo la mia città, ma temo che sia popolata di uomini che non amano le donne.

Perché quando vi piace qualcosa ve lo gustate, lo assaporate, ve lo godete. Se vi ingozzate o vi accontentate di cibo scadente pur di mangiare non si può certo dire né che ne siate intenditori, né che quello che mangiate vi piaccia veramente.

Perché non è facendo indigestione di donne che dimostrate quanto siete maschi. In realtà voi usate le donne per mascherare il fatto che fondamentalmente siete tutti gay!

E vi spiego  subito il perché. Preferite una serata con i vostri amici maschi piuttosto che uscire con una donna che “vi piace”. Mettete prima di noi una serata in palestra che passerete ammirando il vostro petto depilato allo specchio e, nella migliore delle ipotesi, negli spogliatoi a farvi le sopracciglia e a confrontarvi i bicipiti. Preferite uscire ogni sera con il vostro amichetto del cuore e, a fine serata, (di solito poco dopo la mezzanotte) se vi avanza tempo, mandate un messaggio preimpostato alla vostra rubrica femminile, semplicemente con lo scopo di  incrementare il vostro allenamento fisico quotidiano con un po’ di sesso in modalità coniglio. Tra una serata con una bella donna e una partita di calcio, preferite sempre guardare altri maschi che corrono in mutandoni bianchi dietro a una palla. Se poi potete andare allo stadio e riuscite a stringergli la mano provate anche il vostro migliore orgasmo. Siete attenti alla moda e ai vestiti peggio di una fashion Blogger e vestite con tanta precisione quanta poca virilità (per favore i bracciali fino al gomito lasciateli a noi). Avete nevrosi e crisi d’ansia tipiche del ciclo mestruale e, se per sbaglio vi si spezza un unghia, vi fate portare al pronto soccorso. In bagno ci mettete più tempo di noi a prepararvi. Volete essere corteggiati come la più viziata delle celebrità e avete assimilato comportamenti che sono sempre stati rigorosamente femminili, quali : farsi pagare il conto, farsi cercare, farsi venire a prendere, farsi mantenere, farsi invitare, andare dallo psichiatra, fare shopping ( e potrei andare avanti per innumerevoli pagine).

Non so, devo aggiungere altro per dimostrarvi che siete tutti gay e che forse dovreste farvene una ragione?

In tanti mi chiedono spesso come mai io sia single e, ho passato un periodo in cui mi ero pure convinta che fosse colpa mia, che fossi io il problema, che fossi troppo complicata ed esigente e che forse non potevo ritenermi in grado di vivere un rapporto di coppia normale. E questo aveva abbassato la mia autostima facendomi entrare in un vortice di insicurezze e paure.

No signori, il problema non sono io né tantomeno lo sono le mie amiche o le altre donne single che conosco. Facile dire “siete tutte pazze”. La pazzia è un concetto molto relativo, il fatto che voi siate tutti gay è un dato di fatto.

E ci tengo a precisare che non sto dando connotazioni negative alla parola gay. Ho amici gay che adoro e ho totale stima per quelli che lo sono dichiaratamente e che vivono il loro status in totale serenità.

Quello che non sopporto è vedere tanti uomini che fingono una virilità inesistente, che  illudono e prendono in giro donne ancora speranzose di poter avere al loro fianco un vero maschio. Un uomo che sappia ancora cosa significhi corteggiare, essere un gentiluomo, far crescere un rapporto con la donna che amano. Un uomo che lavori per la sua solidità e per il suo futuro, ( e che tendenzialmente esca dall’ufficio dopo di noi) che sappia ancora usare un martello e un trapano (no, non quello che avete in mezzo alle gambe), che sappia sopportare il dolore fisico più di noi e che abbia nel suo armadietto in bagno meno creme di noi. Un uomo che voglia proteggere la sua compagna, che lotti per lei e che le permetta di essere donna.

Dite che non siamo più le donne di una volta. Ma ci credo signori, almeno uno dei due che porti i pantaloni in casa deve esserci! E di certo non siete voi…