Amore tossico

Una cosa che mi fa davvero rabbia, è vedere quanto spesso le persone facciano di tutto per essere infelici.

In passato l’ho fatto anch’io, per carità, chi non ha sbagliato! Però dagli errori dovremmo imparare, altrimenti non cresceremmo mai. E quando vi dico di essere istintivi, di lottare per qualcuno, per qualcosa, per un amore o per un’amicizia, mi riferisco a situazioni basate sulla reciprocità e sulla fattibilità, non a situazioni idealizzate e non corrisposte.

E’ giusto lottare in un contesto difficile, solo quando entrambe le parti hanno una direzione comune. Allora lì è legittimo combattere insieme, starsi vicino nelle difficoltà e non arrendersi finchè siano presenti amore, rispetto e voglia di stare insieme.

Ma picchiare la testa più volte contro una porta chiusa, ecco, questo è molto sbagliato e molto stupido.

Certo per un po’ uno ci prova. Ma dopo aver capito che non ci sono le condizioni necessarie per essere felici, nè i presupposti per condividere progetti per una vita insieme, perché incaponirsi, perché continuare a star male?

Ho amiche e amici che buttano via un sacco di tempo dietro a persone che evidentemente non corrispondono il loro amore o che non condividono direzioni comuni. Persone valide, che meritano di essere felici, ma che si ostinano, vuoi per debolezza o vuoi per comodità, a non volerlo essere. 

Quanti articoli ho scritto in merito al non accontentarsi, al non permettere a nessuno di trattarci male e non smetterò mai di farlo.

Siamo noi che decidiamo se star bene o male, quantomeno su queste cose. Ci sono già cosi tante variabili che non possiamo controllare, perché farci male anche su questo?

Quando siete alla guida della vostra macchina, a chi lasciate in mano il volante, a voi o ad altri? Non lo lascereste mai in mano a qualcuno, siete solo voi a tenerlo, solo voi a decidere quando girare, sterzare, accelerare o frenare. 

Certo ci vuole tanto coraggio, la guida può essere pericolosa, faticosa, stancante e a volte non è facile cambiare le strade che conosciamo, per strade sconosciute in cui rischiamo di perderci. Ma è in quei percorsi, che spesso troviamo le sorprese più belle.

Jean De La Fontaine diceva “Spesso si incontra il proprio destino nella via che si era presa per evitarlo”, e credo che non ci sia nulla di più vero.

Il punto è, che chi è in questo stato, vede i tuoi tentativi di aprirgli gli occhi come l’ennesima minaccia ad un amore già cosi fragile ed effimero. E questo lo annebbia ancora di più e lo porta addirittura a mentire alle persone a cui vuole più bene, per nascondere ciò che fa.

Chi di voi non ha mai avuto un amico che si vergognava della verità, al punto di non riuscire a confessarla nemmeno a voi. Eppure vanno avanti a farlo, sapendo che gli farà male. Questi amori malati diventano come una droga. Creano dipendenza e ti consumano dentro fino a distruggerti, fino a che non ti rendi conto che hai buttato via gli anni migliori della tua vita. Eppure, pur sapendolo, non riescono ad uscirne, come se, di quell’amore, non volessero rinunciare neanche al dolore. 

Non si può aiutare chi non vuole essere aiutato e preferisco scrivere un articolo rivolto a chiunque abbia voglia di leggerlo, piuttosto che continuare a parlare a chi non vuole ascoltare, nemmeno se si tratta di amici.

Siamo grandi, siamo adulti e quindi responsabili della nostra vita e delle nostre scelte. Tutto ciò che scegliamo oggi, definisce il nostro domani e quando, come spesso accade, le persone provano a convincermi che devo accontentarmi perché, “chi non mette radici muore”, rispondo che le radici si mettono in terreni fertili, non aridi e secchi, perché altrimenti l’albero stesso, comunque, muore.

Non smetterò mai di lottare contro questo, sperando di arrivare a chi, magari un po’ intimorito, pensa di non avere scelta. Ma si ha sempre una scelta. L’unica cosa che non possiamo scegliere è la durata della nostra vita.

Per questo avremmo il dovere morale di vivere ogni giorno al massimo, di non aver paura di dire ciò che pensiamo, di  lasciar vivere le emozioni, di non soffocare mai i sentimenti e di lottare per realizzare i nostri sogni sempre, senza aver paura di lasciare il noto per l’ignoto. Perché a volte è nell’ignoto che si nasconde la nostra felicità.

Chiudo con una citazione di Steve Jobs a me molto cara, che è stata per anni appesa accanto alla mia scrivania:

“Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.”

In parole povere, la verità universale è che per essere felici ci vogliono le palle. Caratteristica, a quanto pare, molto rara nella nostra ”progredita” società.

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11 commenti

  1. Valerio

     /  aprile 11, 2018

    Hai scritto bene, e fai bene a non accanirti a tentare di spiegare a qualcuno quello che non riesce a vedere, le cose importanti da capire nella vita sono proprio quelle che non puoi spiegare, che non riesci a spiegare…perchè tu le senti…ma ognuno ci deve passare attraverso e capirle…in autonomia nella solitudine della propria vita mentale. Mi piace leggerti…vedo voglia impegno, siamo tante storie differenti…e tante narrazioni…ognuno ha la sua storia…spesso siamo storie diverse, ci raccontiamo favole e viviamo di sogni…che a volte sono solo illusioni, a volte miraggi a volte benzina e motore per andare avanti…ma non puoi saperlo…devi continuare a vedere…solo alla fine potrai staccarti dalla tua creazione dalla tua vita e facendo due passi indietro guardarlo quel quadro…per ora bisogna continuare a dipingere…

    Valerio

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  2. Valerio

     /  aprile 11, 2018

    Anche io apprezzo i tuoi post, davvero, so quanto è difficile…pensarla la vita, oltre che viverla…

    Rispondi
  3. Questo articolo mi piace moltissimo. Mi vengono spesso a dire che sono difficile quando semplicemente non mi accontento di non star bene e preferisco star sola che vivere storie a metà. Proprio ieri parlavo con un’amica che nonostante l’ex l’abbia trattata malissimo si ostinava sul fatto che il problema ora è che non ha fiducia se no ci riproverebbe. Perchè tante persone ad un certo punto cadono vittime della sindrome di Stoccolma e pur stando male preferiscono quel male al nulla. O ancora, come dici alla fine, bisogna avere il coraggio di prendere decisioni che sia per cambiare, lasciare o quant’altro e la routine è così rassicurante.

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  4. CLAUDIO COLOMBO

     /  aprile 11, 2018

    ….e poi…quanto è bello disintossicarsi

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  5. Sono d’accordo con tutto quello che hai scritto. È proprio vero, per essere felici ci vogliono le palle!

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  6. Raimondo

     /  aprile 12, 2018

    Ciao,
    ti ho letta, come sempre, con curiosità e interesse. Hai scritto una serie di sacrosante verità in cui ho rivisto situazioni vissute da amici, amiche e, purtroppo, lo ammetto, anche in prima persona.

    A volte però oltre le palle ci vuole anche tempo e pazienza affinchè i nostri amici e le nostre amiche prendano coscienza della loro situazione, la elaborino e si muovano di conseguenza.

    Talvolta le persone pensano troppo e non (re)agiscono con prontezza, anche se, in fondo, già sanno quale sia la giusta decisione da prendere. Dall’altra parte chi giudica e dispensa anche consigli non sempre conosce a 360 gradi il contesto o è ignaro di alcuni aspetti.

    Mi ricollego alla tua metafora automobilistica citando un altro antico detto che recita: “chi va piano, va sano e lontano” (cit. Anonimo).

    Usando una metafora calcistica, più fruibile a noi maschietti, l’intervento del terzino con le palle talvolta salva il gol, ma la maggiorparte delle volte regala il rigore ad un’azione che si sarebbe conclusa sulla linea di fondo da li a poco.

    La pazienza invece è quasi un’arte. Anzi, una virtù. E soprattutto, non da tutti!
    Il tifoso vuole l’intervento spettacolare in scivolata e non ha la pazienza di aspettare che il terzino accompagni l’attaccante avversario lungo la linea verso la fine del campo. Tiferà e lo inciterà all’intervento duro. Esulterà qualora il suo idolo contrasti il bomber con successo, ma lo maledicerà nel caso dovesse causare un rigore.
    Spero che la metafora calcistica non sia offtopic…

    Comunque ci vogliono palle anche per avere pazienza.
    Che palle…

    Spero di leggerti presto.

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    • Ahahah è verissimo è certamente la pazienza non è tra le mie migliori qualità purtroppo. Cercherò di imparare ad averne di più! 😉
      Grazie mille e un abbraccio

      Rispondi

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